I TEMPI INCERTI DEL CAMMINO DEI CRISTIANI

I segni che costituiscono la Comunità: Battesimo, Eucaristia e Riconciliazione

Una comunità parrocchiale si interroga, propone, agisce

Relatore: don Marcello Farina

  • GIOVEDI’ 25 OTTOBRE 2018
  • GIOVEDI’ 29 NOVEMBRE 2018
  • GIOVEDI’ 31 GENNAIO 2019
  • GIOVEDI’ 28 FEBBRAIO 2019
  • GIOVEDI’ 28 MARZO 2019
  • GIOVEDI’ 2 MAGGIO 2019

Tutti gli incontri in chiesa parrocchiale alle ore 20.30


Nel link “ don Marcello

puoi  leggere

le relazioni

don Marcello Farina

Prossimo incontro, giovedì 31 gennaio 2019





PELLEGRINAGGIO

GRUPPO GIOVANI 

LORETO 

ASSISI

GUBBIO

23-25 APRILE 2019


IN CAMMINO

MENDICANTI DI CIELO

Ogni uomo nasce con il cuore ferito dal raggio di una stella: è la stella della felicità. Ogni bambino nasce gridando, e con quel primo vagito è come se dicesse: Hurrà, ce l’ho fatta! E subito aggiungesse: Aiuto! Adesso ho bisogno del vostro aiuto per vivere. Voi lo sapete: io non sono come il cucciolo del cane, del gatto e del cavallo. Io ho bisogno del latte dell’amore, del pane della verità, dell’ossigeno della libertà. E se voi dite che la vita è una caccia al tesoro e il tesoro è la felicità, allora dovete aiutarmi a trovarlo. Amatemi, se no muoio!

Siamo tutti cercatori di vita, di amore, di cura, di futuro; siamo affamati di felicità; siamo mendicanti di cielo. La felicità è un sogno che ci accomuna tutti. E’ un bisogno che ci rende appassionati e insoddisfatti, e perciò sempre inquieti, ansiosi e spesso delusi. Si direbbe che l’opera più geniale che Dio abbia potuto realizzare – l’uomo, sua immagine insuperabile – e che ha posto al vertice del creato, abbia un inammissibile ‘difetto di fabbrica': è questa ferita al cuore, che scava in noi un vuoto abissale che non si riesce mai a colmare: un bisogno insaziabile di un di più e di un oltre, sempre più oltre. “Qualche uccello di mare se ne va;/ né sosta mai: perché tutte le immagini / portano scritto: più in là…”(Montale). Questo “più in là” del poeta non è altro che l’Altrove. La fede gli dà il nome giusto: Dio.

Allora quello che abbiamo appena chiamato ‘difetto di fabbrica’, forse più propriamente lo dovremmo definire il ‘marchio’ di produzione, la firma che Dio ha apposto al suo capolavoro. In effetti, poiché io non mi sono fatto da solo – non sono io il dio del mio io – debbo concludere che è Dio che mi ha fatto così: finito, ma con un infinito vuoto dentro, che può colmare solo Dio, poiché solo Dio è l’Infinito, l’Eterno, l’Assoluto.

Canta un salmo: “Come la cerva anela ai corsi d’acqua, così l’anima mia anela a te, o Dio” (Sal 42,2). In questa preghiera ardente il desiderio di Dio viene espresso con l’immagine della cerva che, udendo il rumore di una sorgente, si slancia a precipizio, giù per i dirupi, per raggiungerla. E’ il desiderio più profondo del cuore umano, anche se tanto spesso ignorato o represso o aspramente contrastato.

Ecco i Magi, gente che si sentiva l’anima devastata dal bisogno di incontrare Dio. Padre Turoldo li descriveva così: “Magi, voi siete i santi più nostri, naufraghi sempre in questo infinito, eppure sempre a tentare, a chiedere, a fissare gli abissi del cielo fino a bruciarsi gli occhi del cuore”.

Parrocchia San Carlo Borromeo in Trento