Sì, certo: se potessi tramutare tutte le pietre in pane risolverei ogni problema ed eliminerei così la fame dalla terra;
e se possedessi tutti i regni del mondo allora chiaramente sterminerei i cattivi e lascerei vivere solo le brave persone;
e se potessi ordinare a Dio tutto ciò che deve fare al momento giusto, allora certo tutti cadrebbero in ginocchio e mi adorerebbero.
Che vita facile con un Dio così, un Dio pronto a risolvere i problemi personali, politici e religiosi di ognuno; e quanto sarebbe stata più facile anche la vita di Gesù, accompagnata dalla potenza sfarzosa di questi segni.
Ma il Dio che ci ha portato Gesù non è così: difficile per noi accettare un Dio povero, un Dio che non provvede ai bisogni dell’uomo seguendo le nostre logiche così umane, troppo umane, quasi diaboliche.
Lui, come noi, che soffrì il morso di tutte le tentazioni, Lui come noi che ebbe fame nel deserto e paura davanti alla morte.
La tentazione è sempre una questione di scelta, una scelta tra due amori o tra due strade: la scorciatoia facile della arroganza sugli altri e sulle cose
e quella invece della vita da figlio, che riceve e condivide, che ringrazia e ama, che sa che può fidarsi, sempre.
Per questo è sconcertante Gesù, per noi che pensiamo di trionfare solo vincendo, per noi che ci difendiamo solo aggredendo, per noi che continuiamo a sognare un Dio che non somiglia agli uomini e alle donne di ogni tempo.



