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NON SIA TURBATO IL TUO CUORE

Che una voce oggi, proprio nel mio oggi, arrivi fino al mio orecchio e mi sussurri «Non sia turbato il tuo cuore» è favore inaspettato, perché questo mio oggi è pieno di incertezze, di paure, di rancori.
Come evitare il turbamento, come non lasciarsi indignare, rattristare, come non provare pena e non soffrire del quotidiano che si srotola oggi dopo oggi?
Eppure sembra detto proprio a me: «Non lasciare che questo turbamento sia per te la parola definitiva, la chiusura alla speranza, la fine».
E allora no, non voglio leggere le parole seguenti di Gesù che parlano di casa, come una consolazione finale, come il premio post mortem a cui ambire.
Voglio piuttosto pensare a quella “dimora” come un angolo di casa in cui essere accolto nonostante i miei mille sbagli, i miei mille turbamenti, un angolo in cui trovo stabilità quando tutto intorno sembra frantumarsi.
Un pezzetto di paradiso, ma nell’oggi.
Dove posso imparare ad amare anche quel che non controllo. E certo, devo poterci arrivare a quella casa, ed ecco che quella voce oggi mi dice: «Sono io la via»: non mi dà una mappa, ma una direzione, non mi affida una dottrina, ma una persona, un incontro, una relazione.
La strada non si possiede, si percorre insieme, anche quando non so cosa c’è dietro ad una curva, anche quando i piedi sono stanchi e fanno male.
Perché in quella strada posso finalmente sentirmi autentico, vero, trasparente, amato completamente. Solo così, su quella via, la verità diventa non un’idea, non un qualcosa di astratto da difendere, ma è esperienza, fatto concreto, insomma vita.
Non più un’arma per affermare le mie ragioni, ma una unità interiore che libera.
Pone delle domande oggi Gesù, domande profonde, scabrose come pietre: «E se il senso della vita non fosse un punto di arrivo, ma una strada da fare insieme? E se la verità non fosse qualcosa da difendere, ma piuttosto da incarnare? E se la vita fosse solo un fiducioso affidarsi?».
La promessa è immensa, quasi scandalosa: «Chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste».
Fiducia per fiducia: ce la chiede il nostro Dio, ma solo perché Lui ne ha esageratamente in noi. Una fiducia sconfinata.

nostalgia...marocchina !
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AMICO TOMMASO
E poi c’è il mio amico Tommaso, anzi, non c’è quel discepolo bollato nei secoli come l’incredulo, passato alla storia quasi come una macchietta di cui ripetere le parole a significare la necessità di prove tangibili, incarnazione dello scetticismo contrapposto alla fede.
Tommaso, che ha il coraggio di esprimere quel che tutti noi teniamo nascosto in fondo al cuore e cerchiamo di far tacere: il dubbio.
A lui non basta la voce degli altri, non si accontenta del sentito dire; le sue parole sono un esporsi onesto, come se dicesse: «Io così non riesco; è una speranza troppo fragile per me che ho bisogno, per credere, di una verità solida a cui aggrapparmi».
Lui ha bisogno di un contatto, di un incontro faccia a faccia, di una relazione personale.
E Gesù, infatti, torna per lui e non per rimproverarlo, non per umiliarlo, ma per offrirgli quel che aveva chiesto: le Sue ferite, quelle ferite diventate porte aperte attraverso cui passa tutto l’amore di questo mondo.
Il nostro Tommaso, specchio di tutti noi, ora può vedere, può toccare e lasciarsi andare alla più bella dichiarazione d’amore: «Mio Signore, mio Dio, sei proprio Tu».