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Li vedo, sento il battito accelerato dei loro cuori, leggo nei loro occhi lo stupore innamorato, la sorpresa innocente di chi si trova fianco a fianco con l’inimmaginabile, con l’impossibile. Mai avevano pensato di poter ascoltare quelle parole; loro, gli ultimi, gli scartati dalla vita e dalla gente perbene, quelli che avevano sempre pensato di restare chiusi e umiliati nel loro mutismo, azzittiti dalla violenza delle parole di chi conta davvero agli occhi del mondo.
Ai piedi del monte una voce li chiama «beati»: ma chi, io? Io che sono deriso da tutto il mondo e accusato di ingenuità e di poca furbizia?
Io che pago con lo scherno la mia onestà, che mi lascio emozionare da un tramonto o da una piccola onda del mare e non dall’accumulo della ricchezza nel mio portafoglio?
Io che non ho più lacrime, tutte sparse da un dolore che non avrei voluto, insopportabile come un macigno sulle spalle che mi schiaccia giorno dopo giorno?
Io che mi sento straziare nella mia impotenza davanti ai soprusi di chi invece ha il potere di annientare e di distruggere?
Un tuffo al cuore queste parole.
Un manifesto sovversivo, che capovolge la visione dominante, dove il buon senso chiama beati gli altri: quelli che stanno bene, quelli che fanno carriera, quelli ricchi, i sazi.
Che brivido, invece, sentirsi dire che i beati per Dio non sono loro, i soddisfatti, ma coloro a cui manca sempre qualcosa: un po’ di pace, un po’ di giustizia, un boccone di pane, un sorriso.
Sono parole che fanno volare come aquiloni quei cuori oppressi, quegli occhi affaticati, quelle mani sporche.
Un vento che si alza e ripulisce, un respiro di aria fresca e libera.
E noi, con loro, increduli nel sentirci dire ancora una volta: «Beato, beato, beato».
Proprio non ci sta Gesù alla logica del potere, si ribella a qualsiasi forma di disumanità, all’arroganza, al menefreghismo, a chi pensa solo al proprio tornaconto, a chi è incapace di tenerezza.
E fa sognare questo Dio che sussurra: «Avanti, coraggio, non farti spaventare; il mio regno è fatto da gente come te, che soffre e lotta, limpida e trasparente, consumata dalla speranza e bruciata dalla passione.
Gente piccola piccola, ma capace ancora di commuoversi».

PELLEGRINAGGIO IN TERRASANTA
13-18 MARZO 2026
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1° Giorno: ITALIA - TEL AVIV - NAZARETH
Riunione dei Signori Partecipanti all’aeroporto di partenza. Operazioni di imbarco sul volo di linea per Tel Aviv. All’arrivo incontro con la guida per il trasferimento a Nazareth lungo la Via Maris. Arrivo a Nazareth, sistemazione in albergo, cena e pernottamento.
2° Giorno: NAZARETH
Pensione completa. In mattinata visita ai Santuari di Nazareth con Santa Messa nella Chiesa dell’Annunciazione, piccolo museo dell’antico villaggio di Nazareth con il Kaire Maria, Chiesa di San Giuseppe, Fontana della Vergine. Cana di Galilea. Rientro in serata in albergo per la cena e il pernottamento
3° Giorno: NAZARETH – TIBERIADE - GERUSALEMME
Pensione completa. Intera giornata dedicata alla visita ai Santuari che sorgono lungo le rive del Lago di Tiberiade, chiamato anche Mare di Galilea. Proseguimento con la visita di Tabga (moltiplicazione dei pani e dei pesci). Salita verso il Monte delle Beatitudini dove Gesù pronunciò il sermone della montagna. Nel pomeriggio proseguimento per Cafarnao con la Casa di San Pietro. Proseguimento per Gerusalemme con arrivo in serata in albergo per la cena e il pernottamento.
4° Giorno: GERUSALEMME
Pensione completa. Mattina dedicata alla visita al Campo dei Pastori, alla Basilica e alla Grotta della Natività. Nel pomeriggio, trasferimento a Gerusalemme e visita della Chiesa della Flagellazione, camminata lungo la Via Dolorosa per arrivare alla Basilica della Risurrezione con il Calvario e il Santo Sepolcro. Rientro in albergo per la cena e il pernottamento.
5° Giorno: GERUSALEMME
Pensione completa. Continuazione della visita di Gerusalemme. Al mattino: quartiere ebraico, Muro del Pianto, Chiesa di Sant’Anna e Piscina Probatica. Nel pomeriggio salita al Monte degli Ulivi, Grotta del Pater Noster, Dominus Flevit, Basilica del Getsemani, Tomba della Madonna e Grotta della Cattura di Gesù. Rientro in serata in albergo per la cena e il pernottamento.
6° Giorno: GERUSALEMME – TEL AVIV - ITALIA
Colazione in albergo. Presto al mattino, Valle del Cedron, , Cenacolo e Chiesa della Dormizione di Maria sul Monte Sion. Pranzo in corso di escursioni. In tempo utile, trasferimento all’aeroporto di Tel Aviv. Disbrigo delle formalità doganali e rientro nelle rispettive località di origine del viaggio.
L'ordine delle visite potrebbe subire modifiche indipendentemente dalla nostra volontà pur mantenendo invariato il contenuto nell'ambito dell'intero programma.

Non son altro che pescatori: gente che conosce le notti, la fatica, la ripetizione dei gesti; non hanno titoli accademici, non hanno prestigio, e non stanno neanche cercando un maestro. Sono immersi nel quotidiano della loro vita, con mani spellate e infreddolite.
Eppure proprio là li raggiunge la voce che cambia tutto: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini.» Non sono migliori di altri, ma sono concreti, reali, vivi come ognuno di noi. E Gesù li chiama perché la loro vita, come la nostra, custodisce una promessa: quella di allargarsi, di propagarsi come le onde del mare.
E loro? Non chiedono un programma né garanzie e non ragionano su quanto conveniente sia seguire questo sconosciuto: semplicemente si fidano, subito, come un lampo che ha acceso le loro vite. Qui nasce il Regno di Dio, non in un tempio, ma sulle sponde di un lago e non da una teoria, ma da un incontro; nasce da quattro fragili sì, pronunciati da quattro fragili uomini comuni.
Forse anche noi siamo in attesa senza saperlo: viviamo immersi in una monotonia che ci fa vivere ogni giorno come uguale all’altro. Forse all’improvviso può arrivare un incontro, una crisi, un’intuizione che ci dice: «Potresti essere di più, potresti amare di più…».
Non si scappa dalla vita, ma la si trasforma: le reti che i pescatori lasciano non sono un abbandono del loro mondo, ma di ciò che li tiene fermi, ancorati a quella riva.
Sono le stesse reti che imprigionano anche noi, quelle abitudini che ci paralizzano, quelle paure che si annodano dentro, quelle tristi convinzioni di non riuscire a cambiare.
Gesù non crea un circolo esclusivo, non fa selezioni all’ingresso, ma ci chiede solo un movimento, uno sbilanciamento per andare là dove la vita fa male, dove si accumulano lacrime e sofferenza.
E la promessa “pescatori di uomini” non parla di incarichi religiosi, ma di una vita che diventa creativa, che smette di girare solo attorno a sé stessi, che impara a tirar fuori gli altri dall’acqua delle loro paure, delle loro tristezze. È una chiamata a toccare vite, a sollevare, a guarire. Come farà Gesù camminando per tutta la Galilea.

Nel fiume Giordano c’è un’umanità dolente, dubbiosa, consapevole di aver bisogno di un perdono; in quel fiume ci siamo tutti noi, con i nostri errori e le nostre delusioni.
Aspettiamo di essere lavati, aspettiamo di essere accolti e di non sentirci più così tanto sbagliati. Forse qualcuno piange, forse qualcuno è scettico, chissà.
Ma Lui è con noi, perché è un Dio che si mescola, senza distinzioni, senza misura e l’acqua lo accoglie come accoglie tutti noi: non ha paura di sporcarsi, Lui.
L’acqua del Giordano infatti non è limpida: è un’acqua che conosce la storia degli uomini, che raccoglie lacrime, polvere, sudore, sangue, che assorbe tutte le scorie del vivere.
Ma Lui non resta sulla riva a guardare con aria di sufficienza l’intorbidirsi dell’acqua, scende giù come a dirci che ormai nessuna profondità sarà più maledetta e nessun fondo sarà mai più profondo del Suo amore.
A questo punto accade l’imprevedibile: quel cielo, gonfio come un grembo teso, all’improvviso si apre, si squarcia, forse scoppia per il troppo amore e una voce, voce di Padre compiaciuto, proclama tutto il suo amore: in quel «Tu sei amato» c’è anche il nostro nome, la nostra storia e il nostro desiderio più vero, quello di essere amati.
Oggi è il giorno in cui i limiti, quelli tra cielo e terra, tra divino e umano, tra ciò che pensavamo sacro e ciò che consideravamo profano sono stati tutti cancellati.
Dio non sta al di sopra di noi a giudicarci, ma dentro la nostra fatica e le nostre contraddizioni; non è il lontano, il separato, ma il Dio vicino: uno di noi, insomma.
E l’amore non piove dall’alto, ma sale dal basso, dal profondo della vita, là dove sembra esserci solo polvere e fango. Sei entrato in questo mondo mettendoti in fila con i peccatori, per ricordarci che ci è sempre data una seconda possibilità, per farci capire che quando ami sai essere il più fragile e che con Te il senso inizia quando nulla ha più senso.
Entri in questo mondo per dirci che l’acqua è la vita e che la vita va lasciata scorrere, come un fiume. Entri in questo mondo e apri i cieli chiusi e la strada ai nostri sogni, alla nostra sete di libertà, porti la gioia di Dio per salvare tutta la tenerezza del mondo. Il cielo è ancora aperto sopra di noi, continua a parlare e a dirci: «Non temere, tu sei amato. Sempre».
