LA PORTA STRETTA

Nel mondo ci si salva grazie alla propria bravura, al saper restare sulla cresta dell’onda e aderenti ad un’immagine esteriore di perfezione.
Per Lui è importante il passaggio attraverso «la porta stretta», quella dove devi chinarti, abbassarti, dimagrire dal tuo egoismo, sbucciarti le ginocchia e graffiarti i gomiti.
È una porta a misura di bambino, a misura di chi non ha nulla di superfluo, ma è essenziale e nudo.
Nel mondo ci si salva grazie alle apparenze, nel regno di Dio no.
E non vale neanche vantare conoscenze e appartenenze, farsi
raccomandare dal fatto di essere stati alla stessa tavola e aver mangiato insieme: quel pane non è servito, perché non è stato spezzato per la fame degli altri.
«Non vi conosco», mi siete estranei, mi siete lontani anche se fate finta di conoscermi e pretendete di entrare.
Entreranno piuttosto quelli che si sono fatti piccoli, ma hanno allargato il cuore, gli umili che non hanno immaginato la salvezza come esclusiva, ma hanno intuito l’ampiezza e la sproporzione dell’amore di Dio.
E sarà una festa multicolore: dai quattro punti cardinali arriveranno gli innamorati della vita e della freschezza dei bambini; la sala sarà piena oltre quella porta, affollata di vita, affollata di amore, con la precedenza conquistata non in base ai propri meriti, ma unicamente dalla fiducia in questo Dio sconfinato, sorprendente, sproporzionato. Un Dio gratis, che dà amore gratis e domanda solo di amare gratuitamente. Come Lui.



