
AMICO TOMMASO
E poi c’è il mio amico Tommaso, anzi, non c’è quel discepolo bollato nei secoli come l’incredulo, passato alla storia quasi come una macchietta di cui ripetere le parole a significare la necessità di prove tangibili, incarnazione dello scetticismo contrapposto alla fede.
Tommaso, che ha il coraggio di esprimere quel che tutti noi teniamo nascosto in fondo al cuore e cerchiamo di far tacere: il dubbio.
A lui non basta la voce degli altri, non si accontenta del sentito dire; le sue parole sono un esporsi onesto, come se dicesse: «Io così non riesco; è una speranza troppo fragile per me che ho bisogno, per credere, di una verità solida a cui aggrapparmi».
Lui ha bisogno di un contatto, di un incontro faccia a faccia, di una relazione personale.
E Gesù, infatti, torna per lui e non per rimproverarlo, non per umiliarlo, ma per offrirgli quel che aveva chiesto: le Sue ferite, quelle ferite diventate porte aperte attraverso cui passa tutto l’amore di questo mondo.
Il nostro Tommaso, specchio di tutti noi, ora può vedere, può toccare e lasciarsi andare alla più bella dichiarazione d’amore: «Mio Signore, mio Dio, sei proprio Tu».


