In cima ad un monte, si sa, lo sguardo spazia: a volte il panorama mozza il fiato, a volte restiamo incantati da tanta apertura e ci sentiamo quasi immersi nel cielo.
A quell’appuntamento gli undici non potevano mancare, eppure, quando lo videro, dubitarono.
Forse perché, anche davanti all’evidenza, il cuore resta fragile e sembra che niente basti mai per avere una certezza.
Ma, nonostante tutti i dubbi, Gesù affida loro un compito: «Andate, battezzate, insegnate»; non dice «restate fermi così, difendete, proteggete quel che avete visto e vissuto».
No, la fede in Lui non sarà mai un giocare in difesa, ma uno slancio avanti, un incontrare, un attraversare le strade e i cammini degli altri. Pensavano di salutarlo per sempre gli undici e forse sentivano già il dolore di uno strappo, invece avranno in cambio una promessa: «Sono con voi tutti i giorni», anche i giorni stanchi, quelli confusi, quelli che non sanno di niente. È un Dio fedele il nostro, è un Dio che sta nella vita, nelle fatiche, nei dubbi: Lui si immerge nella concretezza della quotidianità, nelle incertezze dei giorni storti, nel magma della nostra confusione.
La sua fedeltà non pretende la nostra coerenza, è più ostinata delle nostre fragilità, come scrive David Maria Turoldo: «E non eri lontano, Signore,/ quando pensavo di averti perduto:/ eri nel fondo del mio silenzio,/ più intimo di me stesso».
Proprio nel fondo più profondo, anche nel pozzo buio delle mie contraddizioni. E Gesù oggi ci dice proprio così: «Sarò con voi» non sopra, non distante a guardarti e giudicarti, ma dentro la tua vita, in ogni attimo e non sarai mai solo.
Pensavano di salutarlo per sempre gli undici e anche a noi, in fondo, sembra che la sua ascensione sia una partenza definitiva;
invece quel suo salire al cielo, ce lo apre quel cielo, ce lo avvicina così tanto da farlo arrivare fino a terra, a penetrare ogni istante della nostra storia.
Non sei più un Dio da cercare, ma da riconoscere nelle pieghe della vita, da rileggere nelle parole di ogni giorno anche quelle distratte e povere: sei un esercizio dello sguardo, nello scorgerti presente e silenzioso, ad accompagnarci, vicino, dentro. Sei l’invito a prendere sul serio ogni gesto che compiamo, il modo con cui versiamo da bere, con cui cominciamo la giornata, con quale pensiero apriamo i nostri occhi. Può bastare questo poco per sentirci anche noi sul monte, immersi nel cielo fino a terra.


