
“Oggi” leggiamo nel Vangelo scritto quasi 2.000 anni fa, è veramente oggi: è l’oggi di questa giornata della mia vita, è il mio presente.
È l’oggi di Zaccheo, «Scendi subito perché oggi devo fermarmi a casa tua», è l’oggi del pane quotidiano, ed ha a volte il sapore amaro dell’oggi «tu mi tradirai» detto a Pietro.
Quando Dio entra nella storia lo fa per sempre, quando un Dio decide di mescolarsi alle sue creature lo fa ogni giorno, nell’eterno presente di chi è sempre pronto a ricominciare, nel gioco infinito di chi non è mai stanco. Perché l’amore non si stanca mai.
Oggi per gli afflitti e i poveri oggi, proprio oggi, inizia un tempo nuovo.
Gesù comincia il suo cammino dalle periferie della terra, da chi non ce la fa più, da chi soccombe: con Lui gli ultimi saranno i primi, le prostitute precederanno i giusti nel regno dei cieli, le novantanove pecore saranno abbandonate per amore di quella che si è persa.
Sovvertimento totale: con Lui servono altri occhi, capaci di intravedere il germoglio sotto la neve, la primavera nel cuore dell’inverno, l’infinito nel finito.
I Tuoi occhi, Gesù, vedono oltre il torbido delle nostre vite e delle nostre miserie, per Te ognuno di noi è un piccolo infinito degno di essere guardato, carezzato, amato come unico e straordinario, diventa il figlio prediletto, la pecorella portata tra le braccia: piano, per non farle male. Per tutti noi poveri, prigionieri, ciechi, oppressi, per noi è questa speranza che si compie, questa attesa che finisce: anche nel buio, nelle nostre debolezze, nelle nostre povere misure, nelle fatiche e nei nostri sogni, «anche se non vogliamo, Dio matura» (R. M. Rilke)



