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GRECIA
Grande esperienza
di cultura,
arte,
fede,
amicizia di gruppo,
bellezza.
Nostalgia di ritornarci !
Foto: il gruppo sul luogo del battesimo di Lidia,
la prima cristiana battezzata in Europa
Dopo che Lidia ebbe ascoltato, racconta sobriamente Luca, «il Signore le aprì il cuore per aderire alle parole di Paolo». Fu dunque battezzata, insieme alla sua famiglia. Dopo aver ricevuto il battesimo, insistette perché fosse accettata l’accoglienza della sua casa, per l’ospitalità di Paolo e il raduno dei fratelli.
Oggi è la Pasqua, che è il giorno dell’impossibile:
ciò che sembrava morto, risorge
ciò che sembrava fallito, ricomincia.
È un po' come l’amore che fa i miracoli,
come un seme che diventa un fiore.
E allora dobbiamo fidarci di questo giorno di Pasqua
in cui tutto diventa possibile.
Si può risorgere, si può ricominciare con tutte le forze della speranza, con un soffio di vita, che scalda il cuore a chi pensava che tutto fosse finito.
Soltanto chi riesce ad avere occhi aperti,
solo chi riesce a non farsi ingabbiare dalla paura,
risorgerà con lui.
Lasciamo che il cuore ci dica
che è possibile avere quegli occhi aperti per vedere l’infinito dove apparentemente non si vede,
di vedere l’impossibile dove sembrava che tutto fosse finito.
E a parlare è la nostra sete, la sete di non darla vinta alla morte e di non pensarla definitiva, di riuscire a respirare ciò che è eterno;
di sentire la sua impercettibile e profumata presenza che si fa luce e ci brucia dentro, perché tutti abbiamo bisogno di risorgere.
...TESTIMONE...
Testimone è non solo chi viene chiamato ad affermare qualcosa che ha visto o ascoltato; testimone è anche quel pezzetto di legno che i corridori di una staffetta si passano di mano in mano, di corsa, tra sudore e fatica.
Chissà, forse siamo chiamati ad essere proprio quel bastoncino che corre veloce nelle mani di Dio.
Allora, cerchiamo Gesù là dove è apparso da risorto, nei posti umili come la strada, la casa, il giardino, la sponda del mare. Proviamo il fremito che ci dà il ritrovarlo, cerchiamo di sentire il nostro cuore battere all’impazzata perché è tornato; piangiamo di gioia nell’ascoltare le parole che sussurra a noi confusi e disorientati, con il cuore sempre vagabondo tra dubbio, stupore e gioia.
In quell’ultimo giovedì, al tramonto, Gesù pronuncia parole terribili su del pane e del vino. Parla di un corpo spezzato, di sangue versato.
Di un uomo consegnato. Cosa è stata la vita di Gesù se non un continuo e appassionato consegnarsi? Neppure il suo corpo ha tenuto per sé: “prendete e mangiate”; neppure il suo sangue: “prendete e bevete tutti”.
Sera del tradimento, che inizia con l’abbraccio degli amici e termina in catene.
Sera dell’abbandono: e, abbandonatolo, fuggirono tutti.
È difficile immaginare una celebrazione dell’amore più realistica dell’Ultima cena. Non ha niente di romantico, è uno scontro con la complessità dell’amore, con i suoi conflitti e la sua vittoria finale.
È il momento della crisi, quando Gesù passa per il fuoco; il momento in cui tutto è esploso, tutto sembra finire. Dice ai suoi discepoli semplicemente e liberamente che è arrivata la fine, che uno di loro lo ha tradito, che Pietro lo rinnegherà, che gli altri fuggiranno, nella notte, ingoiati dalla paura.
Eppure lava loro i piedi.
Volete sapere qualcosa di voi e di me? – dice Gesù a discepoli e discepole di ogni tempo – Vi do un appuntamento: uno che è posto in basso. Che cinge un asciugamano e si china a lavare i piedi ai suoi. Li lava perfino a Giuda, che lo tradisce.
Chi è Dio? Il mio lavapiedi. In ginocchio davanti a me. Le sue mani sui miei piedi.