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Dopo esserci risvegliati finalmente in un comodo letto e aver festeggiato un compleanno con una buonissima torta, abbiamo fatto una camminata esplorando Monte Sole e scoprendo la sua tragica storia. In seguito ci siamo rifocillati e abbiamo incontrato un monaco che ci ha raccontato la nascita del loro monastero. Recitati i vespri con tutta la sua comunità, siamo tornati nella nostra casa per batterci in una gran partita a roverino, che non è mancata di un infortunio. Abbiamo concluso la giornata giocando a "psichiatria".
Deserto
Ed eccoci al giorno prima della partenza. Dopo la sveglia abbiamo fatto una bella partita a roverino per risvegliarci al meglio. In seguito abbiamo avuto modo di riflettere con un’attività riguardante il nostro rapporto con noi stessi, con Dio, con gli altri e con il mondo. Dopo aver mangiato ci siamo divertiti tutti insieme giocando e poi abbiamo fatto un’attività sull’ amore, l’amicizia e l’innamoramento. Abbiamo poi concluso la serata giocando a Sultano.
Ritorno
Oggi siamo giunti al termine della nostra settimana, abbiamo fatto colazione, riordinato la casa in cui siamo stati ospitati e siamo partiti. Dopo un’ora di cammino abbia fatto una sosta sulle rive del fiume Setta, dove ci siamo tuffati rinfrescandoci, abbiamo poi pranzato insieme e siamo andati a prendere il bus che ci avrebbe portato alla stazione di Bologna, siamo poi saliti sul treno di ritorno. Si è conclusa così questa bellissima esperienza piena di divertimento e grandi emozioni.

LIEVITO DI CONDIVISIONE
Modello del discepolo oggi è un ragazzo senza nome né volto, che dona ciò che ha, senza pensarci, e così innesca la spirale della condivisione, il miracolo del dono.
Il problema del nostro mondo non è la penuria di pane, ma la povertà di quel lievito che incalza e spinge a condividere, a fare di ciò che hai un sacramento di comunione. «Al mondo, il cristiano non fornisce pane, fornisce lievito» (Miguel de Unamuno).
«Credo sia più facile moltiplicare il pane che non distribuirlo. C’è tanto di quel pane sulla terra che a condividerlo basterebbe per tutti» (D. M. Turoldo).

l'importanza del silenzio
Sì, il silenzio è più che mai necessario e nel tempo delle vacanze può essere più facile che si presentino occasioni per viverlo: in passeggiate nei boschi, sui sentieri delle montagne, o in riva al mare, al mattino o al tramonto. La natura silenziosa ci accompagna a praticare un silenzio che sa ascoltare le voci di ogni creatura e in quei momenti è anche possibile percepire il “non detto” che, come “parola degli altri”, ci risuona nel cuore come un’eco delle nostre relazioni.
So bene che il silenzio, come la solitudine, a chi non lo pratica può fare inizialmente paura e ispirare angoscia, ma occorre dare tempo anche al silenzio di diventare una realtà che possediamo e della quale disponiamo per la nostra umanizzazione.
È certamente cosa triste – e non ne comprendo il motivo – che venga ignorato dalla maggior parte delle persone che oggi ci sono ancora “uomini e donne del silenzio” nelle certose, nelle trappe e negli eremi, esseri umani che vivono in continuità l’esperienza umanissima di ascoltare il silenzio. Incontrando costoro forse capiremmo di più che il silenzio è linguaggio, non è mutismo, ed è relazione, comunione che non conosce barriere.

CI VUOLE POCO PER ESSERE VERI ! " Andate "...
Eccoli i suoi amici, finalmente pronti a fare quel che avevano imparato dal loro Maestro, eccoli che spiccano il volo da soli, per mettere in pratica quel che avevano visto fare: guarire i malati, scacciare i demoni, annunciare che c’è un Dio vicino, così vicino che quasi non si vede.
Eccoli i suoi amici, che portano in giro un sogno, ad azzardare un salto che sfida ogni legge di gravità: gli alberi possono volare, una pecora vale più delle altre novantanove, si può nascere ancora e tornare ad essere bambini.
Leggeri di una leggerezza disarmata e disarmante come quella di Gesù: solo un bastone su cui appoggiare i passi e un amico per posare la tristezza e l’allegria di quei passi, perché la strada si fa sempre con qualcuno, mai da soli.
I sandali basteranno al cammino: non serviranno provviste e cambi d’abito, piuttosto fantasia e scioltezza, freschezza e quegli stessi occhi carichi d’amore con cui sono stati guardati e chiamati.
Una casa li aspetterà e questo basterà: Dio cerca una casa, non un tempio, ma una casa dove spezzare il pane, dove ascoltare il cuore dell’altro, dove riposare e ridere e piangere insieme.