
Telefono: 0461-922591
Cellulare: 347-4241142
Email: zatelli.lino@gmail.com
I monti sono degli indici puntati verso il mistero infinito, ci raccontano che la vita è ascensione e fame di verticalità, incalzata da una forza di gravità celeste.
“E là si trasfigurò davanti a loro”, brillò come il sole, con le vesti a riflettere la sua anima luminosa. Luce che dovranno custodire per il giorno più buio, quando quel volto sarà colpito, sfigurato, oltraggiato.
Nel colmo della prova, un filo terrà legati i due volti di Gesù: quello che ora splende, e quello che stillerà sangue. Ma anche allora, verrà la luce.
E noi, che siamo gocce splendenti custodite in gusci d'argilla, come possiamo spianare la strada alla luce? La risposta è offerta dalla Voce: è mio figlio! Ascoltatelo! Il primo passo per essere contagiati da Dio è l'ascolto, dare tempo e cuore al suo Vangelo.
VITA DISCIOLTA
Essere sale e luce nel mondo vuol dire che dalla buona riuscita della mia avventura, umana e spirituale, dipende la qualità del resto del mondo.
Voi nel mondo siete luce e sale.
Sale per conservare le cose, minima e umile eternità disciolta.
Luce per accarezzare, a risvegliare colori e bellezza dentro la notte del mondo.
Gesù non dice «voi siete il miele della terra», con generico buonismo, ma il sale, che è forza e istinto di vita che penetra le scelte, che si oppone al degrado delle cose e rilancia ciò che merita futuro.
E lo annuncia alla mia anima bambina, a quella parte di me che sa ancora incantarsi.
Nel ritmo naturale di un tempo, le ceneri del focolare di casa dei contadini venivano restituite alla natura in primavera sparse sui campi, lungo i filari delle viti, nell'orto, per rendere la terra più fertile, per darle nuova energia.
Allora, sul capo del fedele, hanno questo significato lontano, legato alla verità della natura, alla verità del senso, alla verità delle cose.
Non tanto: 'ricordati che devi morire' ma 'ricordati che devi essere semplice e fecondo'.
Le ceneri sono ciò che rimane quando non rimane più niente, sono il minimo, il quasi niente.
Ma da qui si può e si deve ripartire.
Abbiamo davanti parole abissali, delle quali non riusciamo a vedere il fondo, le più alte della storia dell’umanità (Gandhi).
È la prima lezione del maestro Gesù, all’aperto, sulla collina, il lago come sfondo, e come primo argomento ha scelto la felicità.
Perché è la cosa che più ci manca, che tutti cerchiamo, in tutti i modi, in tutti i giorni. Perché la vita è, e non può che essere, una continua ricerca di felicità, perché Dio vuole figli felici.
Il giovane rabbi sembra conoscerne il segreto e lo riassume così: Dio regala gioia a chi produce amore, aggiunge vita a chi edifica pace.
Si erge controcorrente rispetto a tutti i nuovi o vecchi maestri, quelli affascinati dalla realizzazione di sé, ammaliati dalla ricerca del proprio bene, che riferiscono tutto a sé stessi.
Giudicati perdenti, bastonati dalla vita, e invece sono gli uomini più veri e più liberi.
Quel “beati” che è una parola-spia, che ritorna più di 110 volte nella Sacra Scrittura.
Illuminante la traduzione dall’ebraico che ne ricava A. Chouraqui: “beato” significa “in cammino, in piedi, in marcia, avanti voi che non camminate sulla strada del male”, Dio cammina con voi.
Tu occupati della vita di qualcuno e Dio si occuperà della tua.