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Che cosa mancava ai quattro in riva al lago, per convincerli poi a lasciare barche e reti, a mettersi in cammino dietro a quello sconosciuto, senza neppure domandarsi dove li avrebbe condotti?
Mancava un sogno. Gesù ha sognato cieli nuovi e terra nuova per tutti, e loro lasciano il lago e trovano il mondo.
Gesù entra scalzo nelle loro vite, con delicatezza; semplicemente prega Simone di staccarsi un po' dalla riva.
Nel momento del fallimento, quale parola ti dà più speranza? Un comando? Un’imposizione? Un rimprovero? O non invece qualcuno che ti prega?
In quello dei pescatori intravedo i miei fallimenti, le scelte sbagliate, i miei giorni inutili.
Eppure Gesù sale sulla mia vita, a volte vuota, sulla mia barca che ho tirato in secca, e mi prega di ripartire, affidandomi ancora e sempre un nuovo grande mare.
«Non ci interessa un divino che non faccia fiorire l'umano.
Un divino cui non corrisponda la fioritura dell'umano non merita che ad esso ci dedichiamo»" (D. Bonhoffer).
Forse Dio è stanco di devoti solenni e austeri,
di eroi dell'etica,
di eremiti pii e pensosi,
forse vuole dei giullari felici, alla san Francesco, felici di vivere.
"Occhi come stelle. E prigionieri usciti dalle segrete che danzano nel sole". (M. Delbrêl).
Il mio Gesù
è il maestro che amava i banchetti,
che soccorre i poveri di pane
e i poveri di vino.
Il Dio in cui credo è il Dio di Gesù,
quello delle nozze di Cana;
il Dio della festa
e del gioioso amore danzante;
credo in un Dio felice,
che sta dalla parte del vino migliore,
del profumo di nardo prezioso,
dalla parte della gioia:
la felicità di questa vita
si pesa sul dare e sul ricevere amore.