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Celebrazione della prima comunione
In questo anno giubilare 2025
coloro che hanno desiderio di celebrare la prima comunione
sono 64 ragazzi/e
Il primo gruppo
celebrerà sabato 18 ottobre ad ore 15.00 in chiesa parrocchiale
Il secondo gruppo celebrerà
sabato 25 ottobre ad ore 15.00 in chiesa parrocchiale

Celebrazione della cresima
Coloro che desiderano celebrare la cresima
sono 50 ragazzi e 13 adulti
La celebrazione
sarà venerdì 21 novembre
ad ore 18.00
in chiesa parrocchiale

Il viaggio non finisce mai.
Solo i viaggiatori finiscono.
E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione.
Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: “Non c’è altro da vedere”, sapeva che non era vero.
La fine di un viaggio è solo l’inizio di un altro.
Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l’ombra che non c’era.
Bisogna ritornare sui passi già fatti, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini.
Bisogna ricominciare il viaggio.
Sempre

E sono tre domande, sempre uguali, sempre diverse:
Gesù rallenta il passo sul ritmo del nostro, la misura di Pietro diventa più importante delle sue esigenze; così è l’amore vero, che mette il tu prima dell’io.
Pietro sente il pianto salirgli in gola: vede Dio mendicante d’amore, Dio delle briciole, cui basta così poco, solo la verità di un cuore sincero.
E credo che nell’ultimo giorno, anche se per mille volte l’avrò deluso o tradito, il Signore per mille volte mi chiederà come a Simone:
Mi vuoi bene?
E io non dovrò fare altro che rispondere, per mille volte, solo questo:
Sì, ti voglio bene!

Lo scatto, pubblicato sul New York Times, è della fotografa palestinese Samar Abu Elouf, scelto dalla giuria del World Press Photo. Il bimbo è rimasto ferito in un raid israeliano su Gaza
Tutta la tragica evidenza dell’impatto sui civili di Gaza e, in particolare, sui bambini che sono costretti a vivere, tra macerie e morte, quella che dovrebbe essere la migliore stagione della vita, rimbalza dallo scatto della fotografa palestinese Samar Abu Elouf, premiato come “Photo of the Year” del World Press Photo. E’ ritratto un bambino di 9 anni, Mahmoud Ajjour, palestinese, che oggi non ha più le braccia.
La storia di Mahmoud
Mahmoud è rimasto gravemente ferito nel marzo dello scorso anno, mentre fuggiva da un attacco israeliano a Gaza City. Si era voltato per incitare la famiglia a proseguire, quando un'esplosione gli ha amputato un braccio e devastato l'altro. La famiglia di Mahmoud è poi stata evacuata in Qatar dove, dopo un intervento, il bambino sta imparando a giocare con il telefono, scrivere e aprire le porte usando i piedi. Ma il sogno del piccolo è un altro: avere delle protesi e vivere la propria vita come qualunque altro bambino. Secondo le stime delle Nazioni Unite, a dicembre 2024 Gaza contava il più alto numero pro capite di bambini amputati al mondo.