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ANNO PASTORALE 2024-2025
DOMENICHE DELLA CATECHESI
Anno 2024
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Domenica 17 novembre 2024 |
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Domenica 15 dicembre 2024 |

Anno 2025
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Domenica 19 gennaio 2025 |
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Domenica 09 febbraio 2025 |
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Domenica 23 marzo 2025 |
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Domenica 06 aprile 2025 |
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Domenica 11 maggio 2025 |

L'aspra preghiera di Natale di David Maria Turoldo
che scuote ancora le nostre coscienze
Versi scritti decine di anni fa, ci scuotono per la loro attualità, mentre un papa che ha scelto di chiamarsi Francesco, come il santo "padre" del primo presepe della storia, indica con una voce a volte isolata la contraddizione dei nostri fili spinati
"La tristezza di questi natali
Signore, ti muova a pietà.
Luminarie a fiumane,
ghirlande di false costellazioni
oscurano il cielo di tutte le città.
Nessuno più appare all'orizzonte:
nulla che indichi l'incontro con la carovana del Pellegrino;
non uno che dica in tutto l'Occidente:
"Nel mio albergo sì, c'è un posto"!
Non un segno di cercare oltre,
un segno che almeno qualcuno creda,
uno che attenda ancora colui che deve venire...
Non attendiamo più nessuno!
Tutto è immoto, pure se dentro un inarrestabile vortice!
È così, è Destino, più non ci sono ritorni,
né ricorsi: è inutile che venga!
Tale è questa civiltà gravida del Nulla!
Ora tu, anche se illuso di credere
o figlio dell'ateo Occidente, segui pure la tua stella
- così è gridato per tutta la città dai vessilli -
segui, dico, la stella e troverai cornucopie vomitare leccornie,
o non altro che spiritati manichini di mode folli in volo dalle vetrine...
Poiché falso è questo tuo donare (è Natale!),
falso perfino stringerci la mano avanti la Comunione,
e trovarci assiepati nella Notte a cantare "Gloria nei cieli ... ".
Un amaro riso di angeli obnubila lo sfavillio dei nostri presepi,
Francesco cantore di perfette, tragiche letizie:
pure se un Dio continuerà a nascere,
a irrompere da insospettati recessi:
là dove umanità alligna ancora silenziosa e desolata:
dal sorriso forse di un fanciullo della casba a Daccà, o a Calcutta...
Nessuno conosce solitudine come il Dio del Cristo:
un Dio che meno di tutti può vivere solo!
Certo verrà, continuerà a venire,
a nascere ma altrove,
altrove..."


LA PORTA DEL NATALE natale 2024
Lo scrittore Albert Camus (1913-1960 scrittore, filosofo, saggista, drammaturgo, giornalista. Non è credente; è possibile però individuare elementi frammentati e disseminati di sacralità, in tutte le sue opere)
nella sua opera teatrale “Caligola” scrive: «Questo mondo, così com’è fatto, non è sopportabile. Ho perciò bisogno della luna, o della felicità, o dell’immortalità, di qualche cosa che sia forse pazzia, ma che non sia di questo mondo». E poi continuava così:
Il messaggio ch’io ho per Te, uomo d’oggi, è ancora quello del Natale: «Non aver paura! (questa è la prima parola: non aver paura!). Ecco: io vi porto una lieta novella, che sarà di grande gioia per tutto il popolo. Oggi vi è nato… il Salvatore, che è Cristo Signore!». Uomo d’oggi, Tu non sei insensibile a questo fatidico annuncio! Io lo so. Tu hai gli occhi sbarrati; io lo vedo; Tu sei profondamente commosso. Non lo vuoi dire; ma Tu piangi; Tu esulti! Tu non parli, ma io indovino le questioni che Ti balzano in cuore: Dov’è? Chi è? È proprio vero? È proprio per me? Sì. È venuto Chi ci può salvare. È venuto per noi. È nostro Fratello. Ed è il Verbo di Dio fatto uomo. È Colui che conosce l’uomo. È Colui che conosce il dolore. È Colui che instaura l’amore nel mondo; colui che dà la pace, la verità, la grazia, la gioia, la Vita. Si chiama Gesù Cristo, nostro Signore e nostro Salvatore.
Ma è proprio vero? È la domanda che attraversa il cuore di ogni cristiano, una domanda che ci turba, che ci inquieta. Anche perché il nostro Dio - in contrasto con le nostre attese – ha scelto, dalla culla alla croce, la strada di una «scandalosa impotenza», la strada della debolezza, del «nascondimento», la strategia del «chiaroscuro».
È proprio vero? Può sembrare una pazzia, ma è proprio questa la pazza e audace fede dei cristiani: non solo c’è un Dio, ma questo Dio si è fatto uomo, si è fatto bambino, ha preso casa fra gli uomini, ha vissuto la vita di un uomo, ha avuto una madre, degli amici che ha molto amato, ha sofferto, è stato ingiustamente condannato a morte, ha avuto anche lui paura della morte …
Dio, un neonato! Un Dio in cerca di caldi abbracci per riuscire a vivere, a crescere. Un Dio senza parole, solo sguardi, sorrisi, lacrime … Dio viene, si fa bambino. E un bambino non attende altro che di essere amato, così il nostro Dio. Dio viene per dirci che ci è vicinissimo, perdutamente e teneramente. Per dirci che ci ama da sempre e per sempre con una fedeltà "cocciuta" e insuperabile. È questo l’evento, tanto più grande dell’intelligenza umana, che ci racconta ogni anno il Natale ... e la meraviglia si ripete!
Ho avuto la fortuna di andare più di 50 volte a Betlemme: lì, nella Basilica della Natività c’è una porta d’ingresso così bassa che ti obbliga a curvarti per poter entrare. Come a dire che se vuoi trovare davvero il Bambino deve farti anche tu bambino, devi farti piccolo … perché nessuno riesce a trovare Dio se non con un “cuore di bimbo”, un cuore che crede alle sorprese, alle sorprese di Dio!
Se non patisci lo scandalo,
se l’evento non ti lascia col fiato sospeso,
non è vero Natale. (don Angelo Casati)
Perché Natale è lo scandalo di un Dio che disobbedisce all’immagine tutta umana che ci siamo creati di lui, che non rispetta la nostra logica …
In questo Natale lasciamoci "prendere il cuore" da questo Bambino, lasciamo che ci parli, sentiamoci presi per mano, illuminati, rafforzati, consolati, perdonati, fatti nuovi da questo Bambino...
Racconta un detto ebraico che “Ogni secondo del tempo che ci attende è la piccola porta attraverso cui può entrare il Messia, il Salvatore”,
allora socchiudiamo almeno un po’ la porta del nostro cuore in questo Natale … il resto lo farà Dio.
Buon Natale a te
parroco don lino
Quando il buio è troppo fitto, quando le strade davanti non danno nessuna indicazione, quando dentro di noi bruciano solo confusione e disorientamento, nasce una domanda quasi infantile:
«Cosa devo fare?»
A chi dar retta?
A cosa dare la precedenza o la priorità?
Così deve essere accaduto per quel pugno di folla che seguiva il Battista e ora lì, sperduti e un po’ confusi a chiedere il da farsi. Lui, il Battista, lo aveva gridato a tutti che bisognava raddrizzare i sentieri perché il Signore stava arrivando, ma come si fa a riempire i burroni e ad abbassare le montagne?
Questo vogliono sapere quei rappresentanti di tutti noi e meravigliosamente semplici sono le risposte di Giovanni: basta un pezzo di pane, uno straccio di vestito, un poco di onestà, il rispetto dei corpi e dei beni degli altri. Cose di tutti i giorni, niente di straordinario.
Ma è come se dicesse: sei tu che devi cambiare, allarga il tuo cuore, sveglia i tuoi occhi, guarda chi ti circonda con un poco più di affetto; solo così prepari la strada a Dio, solo con un pizzico di amore in più nelle cose che fai.
Nelle cose di tutti i giorni. “Non lasciarti cadere le braccia” abbiamo ascoltato nella prima lettura del profeta Sofonia, non ti vengono chieste cose straordinarie per andare incontro al Dio che viene, l’importante è il “come” le fai, quanta vita tua ci metti dentro.
È un Dio concreto Gesù, fatto di sguardi e cammino, di gambe, di mani, di cuore, di occhi. Di braccia alzate.
“E sarà un brivido allora riconoscere lo sguardo di Dio nello sguardo dell’altro,
intrecciare la tua mano che tende un pezzo di pane con la mano di Dio,
rendere all’altro un grammo di giustizia da parte di Dio”.